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Il guaritore ha
fatto la sua comparsa sulla scena del mondo nello stesso momento in cui
l’uomo venne in contatto con la natura avversa, con il dolore, con il
male e cercò qualcosa o qualcuno che potesse placare il dolore, che
potesse far sparire il male o che lo potesse almeno rendere
sopportabile.
Accanto all’uomo
sofferente si profilò quindi la figura del primo “medico” dell’umanità:
med-ico come artista dell’arte di mediare, di rinvenire un
giusto mezzo, una mediazione tra le varie forze; a questa stessa
radice (med) sono connessi il verbo latino mederi e la parola
meditazione che danno l’idea di misura, di armonia globale.
Egli fu quindi un
medico sui generis, un guaritore, che associava allo spirito di
osservazione, alla curiosità ed all’amore per il prossimo anche qualche
cosa che lo rendeva diverso: era, o perlomeno sembrava, lenitore del
dolore e ridonatore di energie; era una persona che con i suoi gesti era
in grado di stimolare la forza medicatrice e sanatrice insita nella
natura umana (la vis medicatrix naturae, concetto poi ripreso da
Ippocrate).
Egli era
soprattutto una figura carismatica e consolatrice al tempo stesso, e la
persona in sua presenza traeva stimoli e motivazioni per avviare un
processo di autoguarigione, per sentirsi rivitalizzato.
Nel secolo scorso
si è diffuso il termine “pranoterapeuta” per indicare la persona che
utilizza il “prana” per armonizzare, riequilibrare. Prana è un termine
sanscrito, testimoniato da tremila anni circa; si è diffuso in Occidente
tra milleottocento/novecento col movimento teosofico. Il dizionario del
Panzini lo registra nel 1913.
Prana designa il
“soffio vitale”, il “respiro cosmico”, una sorta di energia primordiale
che pervade l’universo e lo condiziona in ogni suo aspetto.
Il pranoterapeuta
è quindi “colui che influisce sullo stato di benessere della persona
riportandola in armonia con il ripristino del suo equilibrio
energetico” (il suo prana, l’energia vitale).
Dalla notte dei
tempi il compito principale del pranoterapeuta non è cambiato: mediare,
riportare alla giusta misura l’energia (o prana).
Oggi il
pranoterapeuta è inserito nella logica del sistema sociale e produttivo,
che richiede responsabilità, conoscenza, professionalità.
La professionalità
tutela l’utente e lo stesso pranoterapeuta, allontanandolo dall’alone
mistico dell’antico guaritore.
Con questo
obiettivo già dagli anni ottanta la nostra associazione si è mossa
indicando un codice deontologico, istituendo un iter formativo e un albo
professionale (di diritto privato), promuovendo ricerche, ma anche
pressando i politici per la presentazione di progetti di legge.
È dunque dagli
anni ottanta che cerchiamo di regolamentare e garantire la
professionalità degli operatori, per dare trasparenza e fare chiarezza
circa l’ambito di competenza di questa disciplina.
Durante il primo
anno di questa legislatura la proposta di legge che abbiamo caldeggiato,
presentata su nostra richiesta dall’on. Minoli, ha smosso le acque,
tanto che lo scorso anno sembrava imminente l’approvazione della
proposta di legge quadro del relatore on. Lucchese relativa alle
“medicine e pratiche non convenzionali”.
Nell’occasione si
decise di modificare il termine “pranoterapia” in “pranopratica”; la
parola fu coniata da me, ma valutata assieme ad esponenti di altre
associazioni.
Pranopratica
perché l’operatore è colui che “mette in opera prana” per equilibrare e
armonizzare.
Nel frattempo la
regione Toscana ha approvato una legge sulle discipline del benessere e
bio-naturali. Desidero esprimere, a nome di tutti i soci dell’A.MI.
University, i più vivi ringraziamenti ai legislatori che hanno saputo
dare una risposta importante alle richieste degli operatori, delle
associazioni e degli enti di formazione.
Ritengo utile
riportare un estratto delle legge:
“Le discipline
del benessere e bio-naturali, nella loro diversità ed eterogeneità, sono
fondate su alcuni principi-guida, in particolare sui seguenti:
1) approccio
globale alla persona e alla sua condizione;
2) avere come
scopo il miglioramento della qualità della vita, conseguibile anche
mediante la stimolazione delle risorse vitali della persona;
3) importanza
dell’educazione a stili di vita salubri e rispettosi dell’ambiente.
4) non
interferenza nel rapporto tra medici e pazienti e astensione dal ricorso
all’uso di farmaci di qualsiasi tipo, in quanto estranei alla competenza
degli operatori in discipline del benessere e bio-naturali;
Per operatore
in discipline del benessere e bionaturali si intende: la figura che, in
possesso di adeguata formazione, opera per favorire la piena e
consapevole assunzione di responsabilità di ciascun individuo in
relazione al proprio stile di vita, e per stimolare le risorse vitali
della persona, intesa come entità globale e indivisibile.
L’operatore in
discipline del benessere e bio-naturali non prescrive farmaci, educa a
stili di vita salubri, ad abitudini alimentari sane ed alla maggiore
consapevolezza dei propri comportamenti.”
Pranopratica:
una disciplina olistica, una professione
Il concetto di
olismo deriva per riferimenti tradizionali da un testo scritto nel 1926
dal filosofo sudafricano Jan Smut dal titolo: Holism and Evolution.
A seguito di
questa pubblicazione ebbero inizio nuovi movimenti culturali sensibili
alla filosofia olistica. Tra questi le discipline del benessere e
bionaturali, di cui la pranopratica fa parte.
L’operatore che
utilizza le discipline olistiche ed energetiche si interessa della
natura nel senso più completo del termine, migliora continuamente le sue
conoscenze professionali ed inserisce la propria attività in una
prospettiva di evoluzione personale.
Perfettamente in
linea con quanto richiesto dalla legge, la pranopratica:
agisce sulla
globalità dell’uomo e per questo è olistica;
agisce stimolando
il riequilibrio energetico e per questo è detta energetica;
per ottenere un
efficace benessere le persone vengono responsabilizzate e rese partecipi
del percorso che hanno intrapreso; viene in tal modo anche scoraggiata
la dipendenza;
la persona viene
accettata nella totalità delle sue manifestazioni e con l’operatore si
stabilisce una sintonia, una profonda empatia.
L’operatore del
benessere è il catalizzatore del cambiamento attraverso un’azione sulle
risorse del sistema ai fini di permettere la crescita. (Vis medicatrix
naturae!)
Il pranopratico è
un nodo del sistema coinvolto nel sistema stesso, senza poter essere un
passivo osservatore.
Lo scopo del
professionista è la promozione dell’equilibrio energetico degli
individui attraverso:
lo sviluppo delle
potenzialità individuali di prevenzione attraverso l’informazione a
stili di vita salubri e l’educazione alla gestione e al rafforzamento
delle proprie risorse;
l’individuazione
delle predisposizioni agli squilibri bioenergetici , nonché la
valutazione degli squilibri che si sono già instaurati;
il riequilibrio
degli eventuali squilibri energetici, attraverso trattamenti mirati a
stimolare le potenzialità personali.
Il pranopratico
deve essere autenticamente motivato nel suo lavoro e profondamente
disponibile all’incontro con la realtà individuale e ambientale della
persona, in modo da poter cogliere tutti gli stimoli per dare avvio ad
un processo di armonizzazione globale; ma soprattutto deve essere
appositamente formato in specifiche scuole, in una prospettiva di
formazione permanente: è infatti necessaria una preparazione di base
sulla quale innescare gradualmente la specializzazione, la preparazione
operativa, l’aggiornamento periodico.
Solo in questo
modo si ottiene una vera e “Nuova Professionalità”. |