L'OPERATORE IN PRANOPRATICA

 

DA UNA DISCIPLINA EMPIRICA

AD UNA NUOVA PROFESSIONALITA’

 

 

 

Relazione di Elena Pagliuca, segretario generale A.MI. University

 

Il guaritore ha fatto la sua comparsa sulla scena del mondo nello stesso momento in cui l’uomo venne in contatto con la natura avversa, con il dolore, con il male e cercò qualcosa o qualcuno che potesse placare il dolore, che potesse far sparire il male o che lo potesse almeno rendere sopportabile.

Accanto all’uomo sofferente si profilò quindi la figura del primo “medico” dell’umanità: med-ico come artista dell’arte di mediare, di rinvenire un giusto mezzo, una mediazione tra le varie forze; a questa stessa radice (med) sono connessi il verbo latino mederi e la parola meditazione che danno l’idea di misura, di armonia globale.

Egli fu quindi un medico sui generis, un guaritore, che associava allo spirito di osservazione, alla curiosità ed all’amore per il prossimo anche qualche cosa che lo rendeva diverso: era, o perlomeno sembrava, lenitore del dolore e ridonatore di energie; era una persona che con i suoi gesti era in grado di stimolare la forza medicatrice e sanatrice insita nella natura umana (la vis medicatrix naturae, concetto poi ripreso da Ippocrate).

Egli era soprattutto una figura carismatica e consolatrice al tempo stesso, e la persona in sua presenza traeva stimoli e motivazioni per avviare un processo di autoguarigione, per sentirsi rivitalizzato.

 

Nel secolo scorso si è diffuso il termine “pranoterapeuta” per indicare la persona che utilizza il “prana” per armonizzare, riequilibrare. Prana è un termine sanscrito, testimoniato da tremila anni circa; si è diffuso in Occidente tra milleottocento/novecento col movimento teosofico. Il dizionario del Panzini lo registra nel 1913.

Prana designa il “soffio vitale”, il “respiro cosmico”, una sorta di energia primordiale che pervade l’universo e lo condiziona in ogni suo aspetto.

Il pranoterapeuta è quindi “colui che influisce sullo stato di benessere della persona riportandola in  armonia con il ripristino del suo equilibrio energetico” (il suo prana, l’energia vitale).

Dalla notte dei tempi il compito principale del pranoterapeuta non è cambiato: mediare, riportare alla giusta misura l’energia (o prana).

 

Oggi il pranoterapeuta è inserito nella logica del sistema sociale e produttivo, che richiede responsabilità, conoscenza, professionalità.

La professionalità tutela l’utente e lo stesso pranoterapeuta, allontanandolo dall’alone mistico dell’antico guaritore.

Con questo obiettivo già dagli anni ottanta la nostra associazione si è mossa indicando un codice deontologico, istituendo un iter formativo e un albo professionale (di diritto privato), promuovendo ricerche, ma anche pressando i politici per la presentazione di progetti di legge.

È dunque dagli anni ottanta che cerchiamo di regolamentare e garantire la professionalità degli operatori, per dare trasparenza e fare chiarezza circa l’ambito di competenza di questa disciplina.

Durante il primo anno di questa legislatura la proposta di legge che abbiamo caldeggiato, presentata su nostra richiesta dall’on. Minoli, ha smosso le acque, tanto che lo scorso anno sembrava imminente l’approvazione della proposta di legge quadro del relatore on. Lucchese relativa alle “medicine e pratiche non convenzionali”.

Nell’occasione si decise di modificare il termine “pranoterapia” in “pranopratica”; la parola fu coniata da me, ma valutata assieme ad esponenti di altre associazioni.

Pranopratica perché l’operatore è colui che “mette in opera prana” per equilibrare e armonizzare.

 

Nel frattempo la regione Toscana ha approvato una legge sulle discipline del benessere e bio-naturali. Desidero esprimere, a nome di tutti i soci dell’A.MI. University, i più vivi ringraziamenti ai legislatori che hanno saputo dare una risposta importante alle richieste degli operatori, delle associazioni e degli enti di formazione.

Ritengo utile riportare un estratto delle legge:

“Le discipline del benessere e bio-naturali, nella loro diversità ed eterogeneità, sono fondate su alcuni principi-guida, in particolare sui seguenti:

1) approccio globale alla persona e alla sua condizione;

2) avere come scopo il miglioramento della qualità della vita, conseguibile anche mediante la stimolazione delle risorse vitali della persona;

3) importanza dell’educazione a stili di vita salubri e rispettosi dell’ambiente.

4) non interferenza nel rapporto tra medici e pazienti e astensione dal ricorso all’uso di farmaci di qualsiasi tipo, in quanto estranei alla competenza degli operatori in discipline del benessere e bio-naturali;

Per operatore in discipline del benessere e bionaturali si intende: la figura che, in possesso di adeguata formazione, opera per favorire la piena e consapevole assunzione di responsabilità di ciascun individuo in relazione al proprio stile di vita, e per stimolare le risorse vitali della persona, intesa come entità globale e indivisibile.

L’operatore in discipline del benessere e bio-naturali non prescrive farmaci, educa a stili di vita salubri, ad abitudini alimentari sane ed alla maggiore consapevolezza dei propri comportamenti.”

 

Pranopratica: una disciplina olistica, una professione

Il concetto di olismo deriva per riferimenti tradizionali da un testo scritto nel 1926 dal filosofo sudafricano Jan Smut dal titolo: Holism and Evolution.

A seguito di questa pubblicazione ebbero inizio nuovi movimenti culturali sensibili alla filosofia olistica. Tra questi le discipline del benessere e bionaturali, di cui la pranopratica fa parte.

L’operatore che utilizza le discipline olistiche ed energetiche si interessa della natura nel senso più completo del termine, migliora continuamente le sue conoscenze professionali ed inserisce la propria attività in una prospettiva di evoluzione personale.

 

Perfettamente in linea con quanto richiesto dalla legge, la pranopratica:

agisce sulla globalità dell’uomo e per questo è olistica;

agisce stimolando il riequilibrio energetico e per questo è detta energetica;

per ottenere un efficace benessere le persone vengono responsabilizzate e rese partecipi del percorso che hanno intrapreso; viene in tal modo anche scoraggiata la dipendenza;

la persona viene accettata nella totalità delle sue manifestazioni e con l’operatore si stabilisce una sintonia, una profonda empatia.

 

L’operatore del benessere è il catalizzatore del cambiamento attraverso un’azione sulle risorse del sistema ai fini di permettere la crescita. (Vis medicatrix naturae!)

Il pranopratico è un nodo del sistema coinvolto nel sistema stesso, senza poter essere un passivo osservatore.

 

Lo scopo del professionista è la promozione dell’equilibrio energetico degli individui attraverso:

 

lo sviluppo delle potenzialità individuali di prevenzione attraverso l’informazione a stili di vita salubri e l’educazione alla gestione e al rafforzamento delle proprie risorse;

 

l’individuazione delle predisposizioni agli squilibri bioenergetici , nonché la valutazione degli squilibri che si sono già instaurati;

 

il riequilibrio degli eventuali squilibri energetici, attraverso trattamenti mirati a stimolare le potenzialità personali.

 

Il pranopratico deve essere autenticamente motivato nel suo lavoro e profondamente disponibile all’incontro con la realtà individuale e ambientale della persona, in modo da poter cogliere tutti gli stimoli per dare avvio ad un processo di armonizzazione globale; ma soprattutto deve essere appositamente formato in specifiche scuole, in una prospettiva di formazione permanente: è infatti necessaria una preparazione di base sulla quale innescare gradualmente la specializzazione, la preparazione operativa, l’aggiornamento periodico.

 

Solo in questo modo si ottiene una vera e “Nuova Professionalità”.

 

Pranopratica

Albo professionale A.MI.