L'iconografia
antica di ogni religione, ci ha lasciato molte rappresentazioni con
immagini di uomini e donne, circondati da una luminescenza diffusa, che in
talune parti del corpo si fa più intensa e irradiante, come intorno al
capo, al plesso solare e alle mani.
Dai
cristiani ai buddisti, le divinità, i santi e gli spiritualisti in genere
sono rappresentati nell'atto dell'aprire le braccia e tendere le loro
mani, verso l'umanità, irradiando luce ed energia intorno a sé.
Queste
rappresentazioni hanno fatto talmente presa sull'immaginario collettivo,
che le persone di prestigio: come gli imperatori e i nobili, hanno
sentito l'esigenza di farsi realizzare corone, pettorali
e scettri tempestati di pietre preziose e luminose, assegnandosi alti valori morali e spirituali, evidentemente
ritenuti simboli di potenza, capaci perciò di incutere soggezione e
rispetto.
Risalendo
a ritroso nel tempo, in Cina, Giappone, Egitto, alle caste dominanti si
attribuiva una discendenza divina, ma anche le famiglie nobili dell'Europa
destinavano un figlio alla carriera ecclesiastica, come se non potendo
vantare un’origine divina, si accreditassero almeno un grado di
parentela.
Oggi
troviamo negli abiti e nei paramenti sacri ancora moltissime
rappresentazioni simboliche di questa emissione di raggi, basta pensare
all'ostia consacrata e come viene sempre rappresentata.
Resta
evidente un fatto: oggi non è più logico negare l'esistenza dell'aura
luminosa intorno alle persone, poiché finalmente esistono apparecchiature
per evidenziarla o addirittura fotografarla.
Ciò
che però essi non sapevano o non potevano rappresentare è che l'alone
luminoso non è peculiarità di alcuni soggetti speciali, ma tutti lo
posseggono, pur se con intensità e cromatismi diversi.